mercoledì 16 dicembre 2015

MANUALE PRATICO DI GIORNALISMO DISINFORMATO

Scheda del libro

TITOLO: Manuale pratico di giornalismo disinformato
AUTORE: Paolo Nori
EDITORE: Marcos y Marcos
ANNO: 2015
PAESE: Italia
TRAMA: Ermanno Baistrocchi si ritrova un morto in cucina, steso sul tavolo. Ora, tre giorni dopo, racconta cosa gli è successo in quest’ultimo periodo. Un periodo in cui deve consegnare un romanzo che però non ha voglia di scrivere e quindi partecipa a tutti i festival a cui viene invitato, frequenta l’Emma, la mamma di sua figlia Daguntaj, scrive degli articoli per la «Marmaglia», tiene un corso di giornalismo disinformato in una libreria del centro di Bologna e conosce Mantegazza.



Le mie riflessioni

In realtà è un caso, ma mi sembra quasi destino di inaugurare questa sezione di “schede di lettura” con un libro di Paolo Nori. L’ultimo, per la precisione.

La mia passione per Paolo Nori ha un che di adolescenziale, lo ammetto. A 15 o 16 anni non sono mai stata innamorata di un cantante o di un attore, magari del ragazzino di un anno avanti al mio sì, ma mai di qualcuno famoso e irraggiungibile.  
Paolo Nori ho cominciato a leggerlo ai tempi dell’università. Il mio ultimo anno frequentai un seminario, tutti i sabati mattina, per un paio di mesi, tenuto da Ermanno Cavazzoni, che, oltre a scrivere, insegna (o almeno insegnava) all’Università. Dovevamo leggere una serie di libri di autori emiliani, che poi avremmo incontrato in classe. La prima lezione toccava proprio a Paolo Nori. Avevo letto Bassotuba non c’è, che non mi era dispiaciuto, ma neanche piaciuto: non ne avevo ancora capito la genialità. Ma appena lui aprì bocca e cominciò a leggere, me ne innamorai. Del libro… e dello scrittore.
Dopo la laurea trascorsi diversi anni all’estero e mia sorella andava alle varie presentazioni che lui faceva a Bologna, comprava una copia del libro, gli chiedeva una dedica a mio nome e mi spediva il tutto. Una volta tornata in Italia, uno dei piaceri più belli è stato poter ricominciare ad assistere alle sue letture pubbliche.
In tanti conoscono la mia passione: c’è chi la prende un po’ in giro e chi la rispetta. Ma quando esce un articolo su di lui, in tanti mi girano la notizia, sicuri di rendermi felice.
Qualche anno fa mi è capitato di conoscerlo dal vivo; mi è stato presentato da amici e ora, quando vado alle presentazioni, lo saluto, ma non sono mai riuscita a dirgli più di 3 parole di seguito. Proprio come a 15 anni, davanti al mio eroe, perdo lucidità e non riesco più a parlare.

Devo dire la verità: non ho letto proprio tutto tutto di suo. Qualche libro fa mi ero fermata, perché l’avevo trovato un po’ troppo frammentario e ripetitivo. Con questo non voglio però dire che mi sia scaduto. Anzi, nella mia mente è diventato un po’ più umano e, come tutti gli uomini, fa cose che mi entusiasmano di più e cose che mi lasciano più indifferente. Per Manuale pratico di giornalismo disinformato, forse direi «così così». In diversi passaggi ho ritrovato la sua genialità e non sono mancate neanche le risate, però sento che mi scivolerà un po’ via, senza lasciare grandi riflessioni. Ora, visto che per lo più leggo in autobus, questo delle risate, è un problema, ma anche loro fanno parte del piacere di leggere Paolo Nori e, quando mi capitano, ne sono molto contenta.

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