giovedì 18 maggio 2017

LE OTTO MONTAGNE

Le_otto_montagne

Scheda del libro

TITOLO: Le otto montagne
AUTORE: Paolo Cognetti
EDITORE: Einaudi
ANNO: 2016
PAESE: Italia
TRAMA: Pietro vive a Milano, ma in estate i genitori lo portano a Grana, in montagna. Qui conosce Bruno, un bambino del posto, della sua età, al quale rimarrà legato da una profonda amicizia, anche a distanza di anni, nonostante i lunghi periodi di lontananza.



Le mie riflessioni

Dopo averne amato i racconti – genere che, come da cliché, fatico a leggere – non potevo che attendere con ansia questo romanzo; ma quando finalmente è uscito ho preferito lasciare sbollire un po’ il gran parlarne e gli articoloni sui giornali. Ammetto che qualche volta mi lascio prendere anch'io dallo slancio generale per le ultime uscite, ma di solito mi piace lasciare che l’attesa faccia montare pian piano la curiosità e con lei l’aspettativa. Con Le otto montagne mi sono giocata una carta in più: prima ancora di leggere il libro sono stata alla presentazione alla Libreria Diari di Bordo di Parma. Già solo la cosa in sé, l’idea della trasferta, la gita, hanno creato un’atmosfera quasi da concerto della band del cuore. Ebbene sì, niente pazzie per un cantante – ormai forse non ne avrei nemmeno più l’età - ma per uno scrittore, pure un po’ burbero, se proprio vogliamo essere onesti. Quanto meno questa è la sua nomea, anche se dopo la presentazione di Parma, penso di poter sfatare un po’ questo mito.
Sì, la camicia a quadri, la barba incolta, il portamento da montanaro incutono un certo rispetto, ma poi Paolo apre bocca e comincia a raccontare, sorride e tira fuori persino qualche battuta! Per esempio dice che ha bisogno di stare un po’ in città e un po’ a 2000 m, nella sua baita in Valle D’Aosta, e quando è a Milano gli manca la baita, quando è in montagna gli manca la città, ma anche solo a guardarlo e a vedere come si illumina quando nomina le cime, si capisce benissimo che la sua dimensione è la montagna. Tra i palazzi di Milano io non riesco nemmeno a immaginarmelo troppo. Al contrario mi sembra di vederlo, tra i monti, con il suo cane, taciturno, solitario…

E non a caso il suo bellissimo romanzo è ambientato quasi esclusivamente in montagna. La città c’è, ma è poco più che una comparsa e comunque anche di quella, ciò che rimane impresso sono le Alpi, che ogni tanto fanno capolino in fondo alla strada.
Come scrivevo poco tempo fa parlando di Neve, cane, piede, non sono un’esperta di “libri di montagna”, ma me li figuro più incentrati sull'impresa, sulla sfida o su un determinato cammino. Cognetti racconta invece una storia completa, costruita con estrema perfezione che parla di amicizia, formazione, relazioni familiari, ricerca di se stessi. C’è veramente tutto tra le sue pagine, proprio come ci si aspetta dai grandi classici. E come con i classici non mancano le emozioni. Sarà poi che, mentre leggevo, le giornate si tingevano spesso di nero dentro e fuori di me, sopraffatta dagli eventi della vita, che a volte ce la mette proprio tutta per metterci alla prova: e allora mi sono ritrovata più volte con un nodo alla gola che poi si scioglieva in un mare di lacrime. La solitudine di Pietro in primis, ma anche l’amicizia con Bruno che sopravvive ad anni di lontananza e che ha bisogno di pochissime parole per essere alimentata, il rapporto conflittuale con un padre «ingombrante», orgoglioso e caparbio, la ricerca di se stessi e del proprio cammino. Tutte tematiche estremamente profonde e intime, che sono riuscite a toccare corde così sottili dentro di me, da farle tendere e vibrare ancora ora, trascorse oramai alcune settimane dalla lettura.

La montagna fa da scenario a tutto questo: da una parte alimenta le relazioni, ma allo stesso tempo diventa rifugio dal resto dell’umanità. Bruno, Pietro e anche il padre continuano a cercare tra i monti quell'equilibrio interiore che la comunità non riesce a trasmettere loro. Chi resta sempre nello stesso luogo, come Bruno, che non si è mai allontanato da Grana, e chi invece, per cercare il proprio cammino, ha bisogno di esplorare le otto montagne. La strada rimane comunque dura e ognuno di loro perderà tanto lungo il percorso.
«Avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne, o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?»
Ed io che di “montagne” ne ha girate un po’ – non letteralmente, si capisce, ma in quanto a inquietudine e cambiamenti repentini di Paese, città, lavori e amici posso dire di essermi data da fare in questi ultimi 17 anni – non ho potuto fare a meno di provare un forte senso di malinconia accompagnando Pietro in questo cammino, anche quando lui trovava temporaneamente la felicità nella solitudine della montagna notturna. Quella solitudine per me si tinge inevitabilmente di angoscia, di tristezza ed è quella del padre, in contrapposizione alla socievolezza della madre.
«[…] la solitudine di mio padre, quella specie di conflitto perenne tra lui e il resto del mondo»
«In mia madre vedevo invece i frutti di una lunga vita passata a curare le relazioni, ad accudirle come i fiori del suo balcone»
Ma in un certo senso è anche quella di Pietro, che per un attimo spera non sia troppo tardi per cambiare e imparare ad assomigliare di più a sua madre.

Un libro triste, certo, ma di grande ricerca personale, scritto con parole dosate che riescono a scavare nel profondo. Un libro da rileggere… quasi subito, senza lasciar sedimentare troppo le emozioni che risveglia.

4 commenti:

  1. Buongiorno Sere,
    anche io ho forti remore a leggere i libri "di cui tutti parlano", un po' perché mi sembra di doverlo fare per forza e un po' perché poi diventa difficile staccarsi da tutto quello che se ne è detto e la lettura ne è in qualche modo influenzata...
    Questo libro è una delle mie prossime letture, perché qualche mese fa l'ha letto mio marito e ne è rimasto molto colpito, e il suo giudizio, visto che di solito lui legge solo saggi, mi ha invogliato a "metterlo in lista". Mi colpisce che tu abbia usato lo stesso suo aggettivo ("triste"), e dalla tua recensione si vede che ti ha colpito molto.
    Ciao da Eva

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Eva, sono sicura che in qualche modo colpirà anche te... credo che la storia è la scrittura di Cognetti non possano lasciare indifferenti. Sarò curiosa di sapere! ;)
      Ciao

      Elimina
  2. Proprio bella la tua recensione! hai reso perfettamente molte emozioni che ho provato anche io nel corso della lettura di questo libro triste e potente che, come ho già detto, ho amato tanto! Complimenti. Tessa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Tessa, grazie!
      Eh sì, hai detto bene: proprio "potente"! :)

      Elimina

Commentate, commentate!!
Sono curiosissima: voi cosa ne pensate? Opinioni simili o diverse, riflessioni e pensieri sconclusionati... tutto fa brodo (come si dice dalle mie parti)... e tutto arricchisce.

Non saranno invece benvenuti messaggi di spam, offese e volgarate in generale. Scusate la precisazione. E grazie, amici lettori!!