mercoledì 12 luglio 2017

#PARLAchiLEGGE #22



Che cos'è #PARLAchiLEGGE

#PARLAchiLEGGE è una rubrica quindicinale. Ogni 2 mercoledì esce una breve intervista a un lettore. 

Vorresti essere il prossimo? È semplicissimo, non devi far altro che scrivermi a quandolaserelegge@gmail.com


Oggi parliamo con Francesca

Seguo Francesca su Instagram già da un po' e inutile dire che rimango spesso affascinata dalle sue foto. Qualche volta ci siamo scambiate opinioni al volo su un libro in lettura o appena terminato... e ora è finalmente giunto il momento di ospitarla qui sul blog!

Francesca sono io, una lettrice insistente e disturbata, con due nani capelloni di 8 e 6 anni di nome Pietro e Vittorio con i quali condivido sempre più questo desiderio primario di entrare dentro una storia.
Mi ascoltano con aria seria e attenta, chiedendosi in quale libro è finita la testa della loro mamma, mentre racconto su quale riga ho riso o pianto, o «non potete immaginare cosa è successo» o «ragazzi quando diventate grandi questo lo regalo anche a voi».
Immagino le nuvolette dei loro pensieri quando mi vedono costruire segnalibri discutibili con scotch e nastrini, rubare le loro matite stemperate per sottolineare urgentemente delle righe o infilare in mini borse tomi importanti.
Adoro costruirmi delle strade di libri, quelle delle scelte che, per percorsi incomprensibili e solo miei, mi permettono di passare da uno all'altro, legarli tra loro da fili invisibili e cucirli alla mia vita.
Mi perdo nelle storie che scavano e lasciano tracce, nella poesia degli albi illustrati capaci di raccontare magia, nei libri del liceo, quelli che solo oggi scopro pieni e liberi dalle imposizioni delle scelte di altri.


Quanti libri hai letto negli ultimi dodici mesi?
Direi boh! ma ti pare che una pseudo-lettrice disturbata conta i libri che legge?!?
No, no non posso rispondere così e allora dai li conto, e mentre li conto un po’ li rileggo, nelle orecchie stropicciate o nei segnalibri custoditi: 12 mesi, 25 libri. Forse pochi, forse no, non so dirlo… ma rivederli ora impilati qui davanti durante questa conta, è davvero una roba che mi riempie.

Carta o digitale?
Assolutamente e necessariamente carta, di quando hai proprio bisogno di uno scambio di effusioni con la pagina, di sottolineare, scrivere, odorare, piegare un angolino o lasciarci un fiore nel mezzo; pronta a trasportarli ovunque, pronta a ritrovarmi in discutibili posizioni ostili alla forza di gravità, pur di toccare il respiro di quella pagina.

Libreria, internet o biblioteca?
Biblioteca vorrei, mi piacerebbe davvero, ma ho paura di trovarmi il gentile responsabile dietro la porta di casa a dirmi gentilmente: «Signorina, i libri vanno riportati lo sa? Non sono suoi, questo è un prestito».
Ed ecco, un dolore così non ho strumenti per sostenerlo.
E allora librerie, Libraccio con amore e costanza, librerie indipendenti lontane km da casa anche solo per dare il mio contributo alla causa e dire «il tuo lavoro è meraviglioso».
Ne sanno qualcosa la libreria di Tropea Il Pensiero Meridiano, la Confraternita dell’uva di Bologna, L’ultima spiaggia di Ventotene o Spazio BK di Milano: «Ma signorina, a Roma non ci sono tante librerie?».
E poi Internet, il mio peccato quasi quotidiano… troppo facile, troppo veloce, troppo «dai, non è vero che l’ho rifatto di nuovo».

Se ti chiedessi due titoli?
Ti direi che due sono davvero pochi per riuscire a scegliere, ma che in questo anno, mi vorrei svegliare tra le righe di un visionario e mai uguale Calvino, incontrare Roth a colazione e addormentarmi dopo una telefonata con Missiroli.
Una vita da lettrice disturbata… per l’appunto, come detto già sopra.

Per immaginarti meglio, dove leggi di solito?
Si sa bene che a Roma la metro non funziona e il cellulare non prende, e io ho trovato la migliore scusa del mondo per leggere senza ritegno.
Non solo, un altro luogo che adoro è la spiaggia in una posizione quasi mimetizzata con il suolo, spero sempre che nessuno si accorga di me per dirmi cose del tipo «Mamma, ho fame, ho sete, è buio quasi, che dici torniamo a casa…».

È il momento della confessione: un libro che hai abbandonato?
Un pensiero mi dice che ogni storia lasci un rigo incastrato nella mia pelle, anche solo una parola, magari ci riesce subito, magari seguendo giri strani.
E allora scalcio, rallento, mi lamento, ma non li mollo mai.
Magari ne inizio un altro in contemporanea, ma no all’abbandono anche per i libri.

Confessione n.2: segnalibro o vergognose orecchie?
Qui la patologia lettrice disturbata trova il suo massimo picco.
La risposta è entrambe e non solo.
Per ogni libro amo costruire un segnalibro dalle strane fattezze, dove magari lascio scritto qualcosa che mi faccia ricordare quelle righe.
Orecchizzo il povero libro senza ritegno, sottolineo, scarabocchio frasi, ripongo tra le pagine biglietti di metro, bustine di zucchero, carte di Brooklyn.
Ogni libro che passa per le mie mani, si ritrova così a raccontare anche un’altra storia, quella dei giorni in cui ci siamo accompagnati, amati o odiati.

Una foto della tua libreria di casa?
La libreria di Francesca... o meglio, una parte

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